Discorso introduttivo all'opera "Al davanzale del tempo", di Mario Rusca (2 settembre 2008)

Benvenuti affezionati amici del Centro Culturale Candide, anzi, bentornati, e benvenuti siano i nuovi ospiti loro amici cha ancora non conosco. Tra gli affezionati noto la presenza di alcuni protagonisti di precedenti memorabili serate come - omissis - . Nella poesia di Mario Rusca, autore annunciato di questo primo martedì di settembre, colgo il dono privilegiato di una conoscenza delle cose che non è quella dell'uomo comune, ma che non è nemmeno quella del filosofo. Perchè la conoscenza del filosofo è teoretica, se non metafisica, e scaturisce dalla "riflessione": su qualcosa che sta fuori di noi e che poi ci entrerebbe in testa, un'incognita che diventa cognita, il noumeno kantiano per intenderci; e invece l'altra conoscenza è qualcosa di molto più semplice e molto più profondo nello stesso tempo, è la conoscenza dell'artista, che deriva da una visione interiore delle cose e da un'intuizione creatrice. E questa conoscenza è quella degli artisti e dei poeti. Come riesce Rusca a essere poeta? Ci riesce restando nell'animo fanciullo. E non alludo al solito fanciullino pascoliano, che abita un po' le stanze di tutti i poeti, ma alla curiosità di conoscere, al piacere di capire, alla voglia di comunicare che caratterizza la nostra giovinezza e le straordinarie dimensioni del nostro, più o meno perso, universo infantile, tra le quali quella del sorriso. L'Autore si affaccia al davanzale del tempo (http://www.cdlorfeo.it/?q=al-davanzale-del-tempo-la-poesia-visuale-mario...) e scruta il paesaggio dei propri ricordi raccontandoci in modo lieve e divertito il proprio vissuto tramite la poesia e la regia. E questo suo modo di abbinare le immagini alle parole mi sembra un interessante esperimento di sincretismo tra diverse arti, come è avvenuto a suo tempo con il cinema, che ha messo insieme la musica, la letteratura e l'immagine.
Egli ci offre le sue opere, sia di prosa, di poesia e di regia con un atteggiamento di disincanto (che caratterizza il Candide di Voltaire, al quale questo mio salotto è dedicato) e di spensieratezza. E nel suo atteggiamento poetico vedo lo sguardo primordiale, come un vedere tutte le cose allo stato nascente. Una sua poesia brevissima, quasi uno haiku giapponese, riassume bene questa dimensione del semplice e leggero sguardo primordiale:

MYSTERIUM

Schreit eine Elster
aus Waldesdunkelheit.
Verhelter Wind
lőst Wolkenschleier auf.

 

MISTERO

Grida una gazza
da tenebra di bosco.
Vento di mistero
veli di nubi scioglie.

 

Vale a dire, la vita si genera dal nulla, e questo mistero è come il vento che scioglie le nubi e fa risplendere il sole.

Del resto, nel divenire ciclico della vita e della morte, noi siamo come "viandanti del cosmo", per citare un'altra breve poesia nella quale l'Autore richiama un noto epitaffio scritto su una tomba romana rivolto al viandante: Quod es eram, quod sum eris (cioè, ciò che tu sei io ero, ciò che io sono tu sarai):

 

VIANDANTI DEL COSMO

Fummo chi siete.
chi siamo sarete
.

Amor tramanda amore
e Vita al mondo vita.

Miete una falce
e sempre sorge il sole.

 

Vorrei ricordare la celebre Introduzione (1897) dell'avventuroso Joseph Conrad al proprio romanzo Il Negro del Narcissus, nella quale lo "scrittore" viene definito come colui che "parla alla nostra capacità di gioia e di meraviglia, al senso di mistero che circonda le nostre vite, al nostro senso di pietà, di bellezza, di dolore, al latente sentimento di comunione con tutto il creato, e alla sottile ma invisibile condizione della solidarietà che unisce assieme la solitudine di innumerevoli cuori, alla solidarietà nei sogni, nel piacere, nella tristezza, nelle aspirazioni, nelle illusioni, nella speranza, nella paura, che lega gli uomini l'uno all'altro, che lega assieme tutta l'umanità, i morti ai vivi ed i vivi a quelli che nasceranno".

E il Rusca bene si inquadra in questa definizione del narratore. Nel breve filmato di trenta minuti, intitolato "Caddero parole dal Tempo", vedremo delle immagini - spesso incantevoli scorci del paesaggio montano di Brunico, Heimat e nido esistenziale di Mario - che saranno accompagnate dalle sue poesie. A fine filmato l'autore sarà disponibile per un recital dal vivo e ciascuno dei miei ospiti potrà parlargli ed esprimere i sentimenti che le immagini e le poesie suscitano, ponendo l'accento sulla suggestione della regia piuttosto che della parola o viceversa. Il dibattito sarà diviso in due parti per l'intermezzo musicale del maestro Alberto Barattini (http://profile.myspace.com/index.cfm?fuseaction=user.viewprofile&friendI...), che delizierà le nostre orecchie al pianoforte con un celebre brano, Estate, di Bruno Martino, in un'interpretazione di elevato livello jazzistico. Buona serata.

Giovanni Bonomo, 2 settembre 2008